A Marte le sculture

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"Noi assomigliavamo a una nidiata di pulcini tra cui uno solo, il più variopinto, sarebbe stato separato dagli altri e portato nella casa del padrone. Temevamo di essere scelti perchè, anche se il lavoro era più leggero, l'umiliazione era molto più grande."
Jorge Amado, Cacau





Caro Marco,
(...)
Alcuni è come avessero una creatura piangente al proprio interno, un animaletto in agonia, occhio a non stare tra questi. Sarebbe più facile per gli altri scambiare il tozzo di pane che ti devono con una pacca sulla spalla dicendoti quanto sei bravo. Parole di vento.
(...)
Questo è il rischio di chi si fabbrica i problemi da solo, come te con i tuoi, quelli che per una vecchia abitudine seguiti a chiamare estetici. Non farti scuotere dai venti, fai la tua strada.
Ho visto le tue ultime sculture (perché non vuoi chiamarle così?)
(...)
Forse è vero che le sculture ci rubano lo spazio, che respirano la nostra stessa aria, per così dire.
Sono ingombranti e inabitabili e contendono alla vita degli uomini e delle creature spazio e rispetto. Ma proprio per questo concorso di colpa che condividono con noi possono essere ancora vere forme dell’arte, parte di quella antica virtualità raffinata che non abolisce lo spazio fisico e la sua invasione. Che lo riempie fino a non lasciarne quasi più...

Le statue in particolare, fanno acuminare una sensibilità, una pungolatura etica anche nella città più brutta. Esse mi toccano (specie, se come spesso accade, sono molto brutte) uno speciale nervo estetico, e giudico prima loro della città che le ha volute, come fossero la bandiera di una nave.
Questo è perchè esse esigono convivere e rappresentare. Ma ciò che la statua, il monumento rappresenta è quasi sempre, quando ci riesce, un luogo comune in odore di eternità. Un cimitero.

Ma io amo la scultura, tu lo sai, per questo ne parlo male.
È bello, come dici, che ti sembri che la storia pesi come una colonna d'aria che s'accresce sulla nostra nuca, e che la colonna dove sono impresse le nostre imprese ti somigli alla didascalica di Traiano o all'emblematica dei Moai (che tu hai visto). Ma non per questo puoi credere che quel che è accaduto nell'isola di Pasqua si ripeterà ancora per colpa di scultori.
Del resto si ripeterà...

(...)
Allora dovresti metterle sulla Luna le tue sculture, insieme al senno d’Orlando, o meglio ancora più lontano, in altri pianeti. Disponile nel deserto marziano. Quanto posto c’è ancora là!
Ricordo che hai costruito arche per balenieri ipotetici, ideato doccioni zoomorfi per cattedrali che mai si costruiranno. Hai eletto il regno dell’incongruo, dell’avulso, del ripetuto, dell’inoppotuno, come altri scultori prima di te, solo per trattenere un pensiero "classico". Per un goccio di pozione.
Dunque ora sarebbe il meno per te pensare di piantare le tue sculture negli oceani di Marte.

E non farlo per amor dell'arte o della fantascienza, che non occorre certo sperare di arrivarci lassù un giorno, ma come pura idea di spazio libero e incontendibile.
Potremmo anche pensare ai fondali marini profondi, ma col tempo puó sempre caderci qualcosa o qualcuno laggiù, poi ci sono già le navi, ed è pieno di vita;  chissà di quanti altri esseri sono popolati i mari...

No, rivolgiti al pianeta rosso, là ti ritroveresti come dentro a un forno refrattario, dall’altra parte dello spioncino da cui guardavi cuocersi le argille.

Un pianeta intero popolato solamente da sculture, allo stesso modo di come in certe carte astrologiche antiche era mappato il cielo, denso di goffi animali che prendevano spunto con vario arbitrio dai segni immaginati delle costellazioni, imbrogli enigmistici e decorativi per false ma affascinanti corrispondenze.
Da lì si è poi potuto leggere e scrivere come si voleva sulla Volta celeste, enorme limone da spremere per scoprire una piccolissima stella polare.
Anche da Marte certo si vedranno le stelle, le vedranno le tue statue. Comincia a sognare Marte, trasponila in quel poco del deserto che hai visto in Africa, ma questa volta davvero senza uomini.
Meravigliosa e deserta, antibiotica totale. Comincia a sognare Marte.
Sempre meglio Marte e quel poco che hai visto del deserto, di quell’altro poco che hai visto e vissuto dell’arte, dove comunque è invivibile.














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