Accendere una balena

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"Debido a lo adverso del clima y a las grandes distancias que se deben navegar, esta es una de las zonas menos pobladas y menos tocadas por el hombre en el mundo."




Se avvicini l’orecchio alla conchiglia rotta del mio timpano, puoi ancora incessantemente sentire il canto di balena che non ho visto a Chiloé.


Primo isolotto della patagonia insulare, regione di Aysén.
Primo isolotto della patagonia insulare, regione di Aysén.


Lo scopo è accendere tutte le stelle di una presunta costellazione.
E so perfettamente quali mancano e mancheranno all’appello.
So anche che la loro mancanza fa ugualmente posizione nello zodiaco – perchè sempre esistono candele non accese, nicchie vuote, regge inabitate.

E così so che questo mare è stato ed è un suo luogo, nelle acque di questo golfo viene ancora la balenottera azzurra.
Giocando a fare il Dio nella sua sconfinata Gerusalemme celeste, il "parossismo della vita" come la chiamava Cousteau; riflettendo le stelle col dorso, elegge di abitare qui.

Vederla e starle vicino, un pensiero dominante.
La stella maggiore della mia costellazione, uno dei suoi più ambiti compimenti.
Le acque di Isabella. MAReISola.
Animale non conosciuto dagli uomini, anzi inconoscibile.
Animale mio, che non ho nient’altro.


Qui nel golfo di Corcovado a sud dell’isola grande di Chiloé le balenottere azzurre vengono ad insegnare ai loro cuccioli a mangiare.
All’estremo sud dell’isola, nel porto di Quellon, abbiamo affittato una lancia e un equipaggio per l’oceano e deciso di navigarlo per un giorno intero, pregando di incrociare una schiena grigioazzurra o il pennacchio di un respiro.
Così cercando siamo giunti a lambire le prime isole della patagonia insulare, fino all'aldea di Melinka.
Verso l’ora del ritorno l'oceano cominciava ad ingrossare, le nuvole a comprimersi e a minacciarci mentre dal mare uscivano gli uccelli delle tempeste, angeli sopra l’acqua come ogni uccello (gli angeli hanno copiato le ali da loro).
Abbiamo saputo così cosa significa stare in barca nell’oceano agitato. Davvero.
Nel disequilibrio cangiante mi sono ritrovato e rivisto. I pinguini, le otarie e gli albatros ci guardavano come corpi estranei, coinvolti in uno strano esperimento.
Ma dalla giostra sotto la pioggia anch’io li guardavo per il mio museo.

(Gli uccelli delle tempeste quando comincia a piovere si trasformano in ballerine sopra il palco mobile che ci tiene in balìa.
Le zampe esili accarezzano e rigano le onde, le ali battenti tanto rapide da non vedersi lasciano emergere il tutù bianco del groppone. Resto incantato di loro immobili mentre il tuttintornomare ci sbatte come ubriachi in un corridoio.)

Ma la balena non si è fatta vedere, non è successo.

Pochi giorni fa alcuni pescatori mi hanno detto che per un braccio di mare poco lontano da Curicò ora - sotto il nostro naso - passano le balene, sarà il luogo ideale per la prossima ricerca, ma allora quelle si dirigeranno sicure verso sud, magari proprio nel golfo di Corcovado, o ancora più a sud della regione dei laghi, nella regione di Aysen dove inutilmente le ho già cercate fuori stagione.

Dunque accendere la stella e trovare la data. Unire le nostre necessarie esistenze e fare ordine nell’universo. Cercare per trovare, vedere la balena. E che sia vita.

Oppure resterà buio l’Acquario. Evenienza drammatica e possibile.


Anche nella mappa del cielo australe che vedo c'è una scrittura delle stelle. L'universo ha direzioni, percorsi e previsioni per noi. Vorrei capire questa elisse.
Anche nella mappa del cielo australe che vedo c'è una scrittura delle stelle. L'universo ha direzioni, percorsi e previsioni per noi. Vorrei capire questa elisse.